
Varie volte il cinema ha trattato il tema dei rapporti amorosi, ma pochissime volte lo ha fatto con l’originalità di “The Lobster”. Si tratta del primo film in lingua inglese del regista/sceneggiatore greco Yorgos Lanthimos, presentato per la prima volta al Festival di Cannes il 15 maggio del 2015, dove ha vinto il Premio della Giuria. Il film è ambientato in un futuro distopico dove agli esseri umani non è concesso essere single. Il protagonista David, interpretato da Colin Farrell, come anche gli altri cittadini soli, vengono condotti in un particolare hotel dove dovrà trovare una partner entro quarantacinque giorni. Se allo scadere dei quarantacinque giorni ciò non accade gli ospiti dell’hotel andranno incontro ad un destino tremendo ed inquietante: l’essere trasformati in un animale a loro scelta. David è appena stato lasciato dalla moglie; giunto all’hotel insieme al fratello, divenuto un cane per non essere riuscito a trovare una compagna, decide che, qualora dovesse toccare anche a lui la stessa sorte, l’animale nel quale vorrebbe essere trasformato dovrà essere un’aragosta, animale che vive a lungo e che dà il titolo al film di Lanthimos. David è un uomo timido e riservato ma non si rassegna alla sorte che potrebbe capitargli al termine dei quarantacinque giorni senza una compagna. Dopo un drammatico e traumatico tentativo di accoppiamento con un’altra ospite dell’hotel (che ha il volto dell’elegante Rachel Weisz), David deciderà di scappare dall’hotel e di unirsi al gruppo dei single fuggitivi, la cui regola principale è proprio quella di non innamorarsi. Le difficoltà della coppia non sono solo quelli derivati dal non farsi scoprire dalla spietata leader del gruppo (interpretata da Léa Seydoux) ma anche dal liberarsi di una convinzione radicata nelle menti umane che per amarsi bisogna necessariamente avere qualcosa in comune di tangibile e quantificabile. La società presentata da Lanthimos nel suo film sembra molto distante da quella nostra attuale, ma se analizziamo gli elementi più a fondo notiamo che in realtà non è così. Nella nostra società è credenza comune che se non hai un partner allora qualcosa in te non va come dovrebbe andare. Questo obbligo di avere necessariamente un partner accanto porta le persone ad accontentarsi o, peggio ancora, ad arrendersi. E’ un malessere che Lanthimos esprime in maniera cruda ma anche abbastanza sincera nel suo film rivelandoci la vera essenza dell’animo umano. Inoltre nell’hotel dove sono rinchiusi gli ospiti in cerca di un partner le relazioni sono false, forzate e insoddisfacenti. Mentre nei boschi, nonostante le rigide e ferree regole imposte del gruppo dei single fuggitivi, sboccia qualcosa di unico ed autentico: il vero amore. Come in tutti i film di Lanthimos, anche in “The Lobster” possiamo notare un velo di tragicomicità e di gusto per il grottesco. L’apparente calma che avvolge la pellicola viene viene spazzata via da una serie di eventi che mettono lo spettatore in uno stato di stupore continuo, trasmettendo angoscia e ansia tipiche del cinema del cineasta greco. La staticità delle inquadrature è certamente efficace in un film come “The Lobster” in quanto esalta la freddezza e la caricatura dei personaggi all’interno di un universo, dipinto da una gelida fotografia, che già dalla prima inquadratura ci fa immedesimare nel mondo che stiamo andando a scrutare con la visione della pellicola. Sorretto da un’ottima e originalissima sceneggiatura, nominata agli Oscar 2017, scritta dallo stesso Lanthimos e dal suo storico collaboratore Efthymis Filippou, è sicuramente una delle pellicole più interessanti e particolari degli ultimi anni cinematografici, un film spietato in cui riso e riflessione hanno la stessa intensità in un contesto di per sè grottesco e tragicomico. Ma, per concludere, non è un film per tutti: è un film complesso e impegnativo che spinge lo spettatore a riflettere e pensare di fronte alla dura realtà che ci viene mostrata.