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Everything Everywhere All at Once

“In fisica teorica il multiverso è un’idea che postula l’esistenza contemporanea di altri universi fuori dal nostro spaziotempo, spesso denominati dimensioni parallele.” L’11 marzo del 2022 fu presentato in anteprima mondiale al “South by Southwest” di Austin, in Texas, la pellicola che probabilmente ha segnato un picco massimo nella rappresentazione del concetto di “multiverso” per qualità artistica e tecnica. Ci sono già stati altri casi cinematografici in cui è stato rappresentato questo concetto così particolare e di difficile interpretazione come per esempio nel MCU con le miniserie “Loki” e “Wandavision” o col film “Dottor Strange nel Multiverso della Follia” di Sam Raimi. Nel caso specifico del MCU tutta un’intera fase cinematografica verte sul concetto di multiverso e di coesione tra mondi paralleli. Ma è appunto con “Everything Everywhere all at Once” che il concetto di “multiverso” è stato portato ad un livello superiore per emozioni ricercate, qualità di trama e direzione artistica. La pellicola, scritta e diretta dai “Daniels”, pseudonimo dei due registi indipendenti Daniel Scheinert e Daniel Kwan, ruota intorno alla protagonista Evelyn Wang, interpretata da una magnifica Michelle Yeoh, donna asiatica emigrata in America, che per vivere gestisce una lavanderia a gettoni sotto casa propria. La vita di Evelyn non sembra andare però nel verso giusto: dal rapporto complesso col marito Waymond, prossimi al divorzio, a quello con la figlia Joy, prossima a dichiarare la propria omosessualità ad una famiglia radicata in credenze rigide e tradizionali, passando poi per il padre anziano che causa loro non poche noie ad un lavoro che certamente per Evelyn non è dei più stimolanti. A tutto ciò si inserisce anche uno degli eventi più difficili da digerire nel quotidiano: un controllo di routine all’Agenzie delle Entrate per dei debiti arretrati. Ed è proprio qui che la vita di Evelyn cambierà per sempre: mentre ascolta le ripetute e noiose lamentele di un’addetta dell’Agenzia delle Entrate, interpretata splendidamente da un’esilarante e non convenzionale Jamie Lee Curtis, in uno dei suoi ruoli più riusciti e folgoranti, viene trascinata dalla versione di un altro universo del marito Waymond nel multiverso minacciato da Jobu Tupaki, una versione alternativa della figlia Joy il cui intento è quello di distruggere tutti gli universi possibili con un “bagel” con la funzione di buco nero. Il multiverso creato dai Daniels è un multiverso colorato, atipico e a tratti grottesco: Evelyn scopre infatti di essere solo una delle infinite Evelyn presenti in ogni universo come una star hollywoodiana o un rinomato chef, oppure facente parte di mondi surreali come per esempio un mondo con persone con wurstel al posto delle dita delle mani o abitato unicamente da sassi con i googly eyes. “Everything Everywhere all at Once” è un film zeppo di citazioni cinematografiche: dal Maestro Satoshi Kon, Wong Kar-wai e Michel Gondry, passando per Matrix e i classici film di arti marziali fino ad arrivare ai wuxiapian e le commedie di Hong Kong. E’ una pellicola che si può inquadrare come film d’azione, di fantascienza, di dramma familiare, di arti marziali, di comedy, d’azione e addirittura grottesco-surreale. La maestria dei Daniels, che già nel loro esordio cinematografico con “Swiss Army Man” avevano spiazzato il pubblico con una pellicola surreale ma allo stesso tempo di folgorante impatto, sta nell’aver saputo confezionare un film di grande maestria tecnica e virtuosismo registico condito dalle interpretazioni eccellenti dei suoi protagonisti, a partire dalla Yeoh che riesce ad essere più personalità mantenendo un livello attoriale decisamente sopra la media. “Everything Everywhere all at Once” dominò la Notte degli Oscar 2023 vincendo 7 statuette su un totale di 11 nomination, compresa quella di Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura Originali ai Daniels, Miglior Attrice Protagonista e Michelle Yeoh, Miglior Attore non Protagonista a Ke Huy Quan, Miglior Attrice non Protagonista a Jamie Lee Curtis e Miglior Montaggio. A fare della pellicola dei Daniels un autentico capolavoro di genere e uno dei film più originali e riusciti degli ultimi anni non è solo il fatto che tende ad esplorare un universo vastissimo di generi cinematografici, ma anche perché può essere considerato una sorta di vera e propria esperienza umana: una storia di immigrati in un paese straniero, un melodramma familiare dolceamaro e una parabola dell’amore di una madre verso la propria, il tutto racchiuso in una cornice originale e “fuori da questo universo”.